Scritto a cavallo fra gli anni ottanta e novanta, mai pubblicato in Cina, eppure diventato subito popolare fra le giovani generazioni cinesi, questo romanzo ha suggerito accostamenti alla letteratura occidentale, da Sulla strada di Kerouac a Il giovane Holden di Salinger o perfino i disperati monologhi di Henry Miller: il tono dissacrante e anticonformista, la sincerità delle confessioni, le sbornie, i vagabondaggi, il sesso, la droga… In realtà questo “Kerouac cinese” ha un’ironia tutta sua, attratto com’è dal lato comico dei fenomeni, un’ironia beffarda che si scaglia in eguale misura contro la Cina maoista, la “nuova” Cina del prodigioso sviluppo economico e l’Europa, in cui emigra insieme al suo amico e compagno di vagabondaggi. Perché questa è soprattutto la storia di un vagabondaggio, delle mille fughe di un “fannullone”, che lo portano alla fine in Germania, dove il destino sembra aspettarlo per una finale resa dei conti.
Traduzione di Lucia Regola










