Nei Sette racconti impossibili di Javier Argüello, realtà e irrealtà scivolano insidiosamente l’una nell’altra. La quarta dimensione che ne deriva è ingannevole, popolata di paradossi e piani paralleli che convergono. Dà le vertigini. Un narratore intrappolato nella storia che sta raccontando, di cui scopre di essere parte; una casa costruita alla rovescia, sottoterra, a misura di un universo “impossibile” privato della gravità; un inesistente autore irlandese del XIX secolo che entra nelle storie letterarie grazie all’invenzione di un oscuro professore; un narratore che incontra nella Londra contemporanea lo scrittore Max Beerbohm, morto nel 1956, e incrocia le vicende di un suo straordinario racconto. Quali sono le strade che portano a questi disordini del reale, a queste singolari espansioni del possibile? La prosa di Argüello segue con vivacità i tracciati sinuosi dell’invenzione fantastica, non senza umori ironici, satirici e talvolta, sorprendentemente, sentimentali.
Traduzione di Francesca Lazzarato










