Nel prologo di questa singolarissima raccolta di suicidi immaginari si parla di alcuni graffiti misteriosi che alcuni anni fa apparvero nella città di Fez, in Marocco: “Si scoprì che li tracciava un vagabondo, un contadino emigrato che non si era integrato nella vita urbana e che per orientarsi doveva segnare gli itinerari della sua mappa segreta, sovrapponendoli alla topografia della città moderna che gli era estranea e ostile…” Tutto sembra indicare che in questi racconti contro la vita estranea e ostile, il narratore, come il vagabondo di Fez, cerchi di orientarsi nel labirinto del suicidio segnando l’itinerario della sua mappa segreta e letteraria. Uno scrittore che soffre di panico da successo e perciò si muove per il mondo “in punta di piedi”, un bambino alle prese con un grande enigma da svelare, un ex-calciatore coinvolto in un singolare club dei suicidi in una nuova Spoon River, un collezionista di tempeste e un famoso attore comico sono alcuni dei personaggi coinvolti in questi singolari suicidi, i cui protagonisti non scelgono la morte perché hanno rinunciato alla vita: al contrario, hanno attinto dalla vita in profondità scoprendovi alcune tra le verità più inafferrabili per cui il suicidio diventa per loro la chiusura perfetta alla vita. E i racconti di cui sono protagonisti diventano – grazie alla penna di questo originalissimo scrittore che articola magistralmente immaginazione, costruzione narrativa, ironia e poesia – indimenticabili inni alla vita.
Traduzione di Lucrezia Panunzio Cipriani










